Milan, un attacco da 400 gol con Pato, Ibra e gli altri
MILANO - Quattrocentosedici reti complessive tra Pato (44) e Ronaldinho (131), Ibrahimovic (147) e Robinho (94), senza dimenticare quelle di Pippo Inzaghi sempre capace di stupire, di farsi trovare pronto e mettere a segno un gol, vedi Lecce.
MILANO - Quattrocentosedici reti complessive tra Pato (44) e Ronaldinho (131), Ibrahimovic (147) e Robinho (94), senza dimenticare quelle di Pippo Inzaghi sempre capace di stupire, di farsi trovare pronto e mettere a segno un gol, vedi Lecce. «Ora, possiamo vincere tutto». Al Milan ci credono e il motivo è semplice. C’è un attacco completo, nella qualità, nella fantasia, nella forza, nei centimetri e nell’esperienza. Cinque attaccanti, tre probabili titolari con la tentazione di schierarne le quattro stelle tutte insieme. E’ una possibilità che Berlusconi vorrebbe vedere attuata in campo magari già dalla seconda di campionato, condizioni fisiche del brasiliano ex City permettendo.
«Robinho è un mago. Ed ora abbiamo l’attacco più forte d’Europa». Nuove parole di Zlatan Ibrahimovic che dalla Svezia, dove è in ritiro con la sua Nazionale, dà anche un consiglio al suo allenatore, quel Massimiliano Allegri che lo schiererà al centro dell’attacco rossonero: «Se fossi l’allenatore del Milan, sarei molto contento e rischierei qualcosa…». E così sarà. Il tecnico rossonero è felice, per niente preoccupato dell’arrivo di campioni, magari ingombranti proprio come Ibra. Anzi, è pronto a schierarli tutti insieme in campo. Ipotesi di modulo? Zlatan potrebbe essere l’ariete offensivo, con il trio brasiliano Pato-Ronaldinho-Robinho alle spalle. Un problema? Per Pirlo certamente no: «Possono giocare tutti e quattro insieme, Ibra, Pato, Ronaldinho e Robinho. Anche l’anno scorso avevamo un centravanti e tre attaccanti dietro, e furono i due mesi migliori della stagione». Ma ad una condizione ben precisa: «Si dovranno sacrificare tutti e correre». Il tanto criticato Leonardo ci era riuscito a far convivere il Milan 4-2-fantasia, trovando il giusto equilibrio in mezzo al campo. Ora tocca all’amato Allegri riprovarci, ma con una differenza non da poco: deve anche vincere, magari tutto.
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